Alpinismo – breve guida allo sport

alpinismo premesse, scala delle difficoltà, equipaggiamento

Alpinismo: premesse, equipaggiamento, pericoli oggettivi e soggettivi, scala delle difficoltà

Nell’alpinismo la sfida non è tra un uomo e un altro, o tra un uomo ed altri uomini ma tra l’uomo e la vetta da raggiungere, il crepaccio da aggirare, la parete da scalare.

Come sport è tipicamente non competitivo né agonistico.

Età ottimale per praticare l’alpinismo

L’alpinismo può essere praticato anche in giovane età (entro certi limiti) e sebbene vi siano alpinisti attivi fino alle soglie della  vecchiaia, la fascia di età ottimale per praticarlo va dai i 25 ai 50 anni; il motivo risiede nel fatto che questo sport richiede una preparazione tecnica lunga e severa, nonché il possesso di diverse doti fisiche quali: dominio delle vertigini, buona resistenza ed energia, senso tattile, e doti morali quali: costanza e perseveranza.

Origini e primi equipaggiamenti dello sport

L’alpinismo come sport nacque verso la fine del settecento con l’ascensione al Monte Bianco (4.807 metri) da parte dei francesi Paccard e Balmat nel 1786.

Non è noto in quale tenuta questi pionieri affrontarono l’impresa, né di quali attrezzi si servirono.

L’autentico equipaggiamento dell’alpinista nacque e cominciò ad evolversi nell’ottocento avanzato, comprendeva: pesanti pantaloni alla zuava e maglioni, scarponi da neve e da ghiaccio, piccozze, moschettoni, ramponi, chiodi da piantare nella roccia e accessori, come zaino e borraccia. Con alcune varianti dovute al progresso tecnico, su tute, occhiali da sole e antineve, cintura da arrampicata, casco protettivo da roccia, l’equipaggiamento è rimasto pressoché immutato nel tempo.

 alpinismo breve guida allo sport

attrezzatura per ascensione su roccia o ghiaccio

Nell’immagine accanto, l’attrezzatura indispensabile per l’ascensione su roccia o su ghiaccio: corda in materiale sintetico, staffa, chiodi da roccia con moschettoni, picozza, ramponi, martello, cordini, chiodi da ghiaccio, guanti, zaino e sacco a pelo per il bivacco.

Pericoli oggettivi e soggettivi dell’alpinismo

In gergo alpinistico si distinguono due tipi di pericoli, gli oggettivi e i soggettivi.

I pericoli oggettivi sono quelli di carattere naturale: le caratteristiche della montagna da affrontare, le condizioni climatiche e ambientali, le valanghe, le cadute di sassi, i possibili cedimenti del ghiaccio e disgregazione della roccia, ed altre varianti.

I pericoli soggettivi riguardano l’alpinista stesso, cioè il suo stato di forma psicofisica nel momento in cui decide di affrontare una parete o di raggiungere una cima.

Individualmente o in cordata, un qualsiasi tentativo di scalata può durare più giorni e quindi comprendere bivacchi notturni in parete, saldamente legati a speroni di roccia, a volte al di sopra di strapiombi. Nemici da non sottovalutare, nell’affrontare le montagne più difficili sono il freddo intenso, il vento e la rarefazione dell’aria. Quando la meta è una cima molto alta è d’obbligo stabilire successivi campi-base d’avvicinamento, per riposare e riorganizzarsi, ma soprattutto per assuefarsi alla progressiva carenza di ossigeno.

In genere tuttavia, non sono le montagne più alte a presentare le maggiori difficoltà di scalata, le salite più aspre si trovano nella catena delle Alpi, che hanno dato il nome allo stesso sport, l’alpinismo.

Scala delle difficoltà:

Ecco la scala delle difficoltà, così come stabilita dall’austriaco M. Welzenbach

  • primo grado: facile; è comunque utile l’uso della corda
  • secondo grado: difficoltà mediocremente difficile; l’uso della corda è indispensabile soprattutto nelle ascensioni di gruppo
  • terzo grado: difficile, la parete comprende tratti verticali senza appigli validi
  • quarto grado: molto difficile; è obbligatorio l’uso dei chiodi per potersi arrampicare, essendo rari gli appigli  rari
  • quinto grado: straordinariamente difficile; la parete è affrontabile solo servendosi di apparecchiature sofisticate e da parte di sportivi in possesso di nervi molto saldi.
  • sesto grado: estremamente difficile; la parete è liscia o addirittura sbalzata in fuori, la scalata richiede pertanto doti di agilità si può dire acrobatiche

L’alpinismo è uno sport che richiede sacrificio, tecnica e addestramento oltre a doti non comuni.

In chiave dilettantistica è comunque uno sport accessibile anche da chi non è temprato dalla vita in montagna.

Le tecniche ad esso connesse, vengono insegnate nei centri e nelle scuole istituite dal CAI (Club Alpino Italiano)

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